Cartellina
Sottile strato di vetro in genere di spessore variabile da uno a 0,2 millimetri, ma occasionalmente anche fino a 10 millimetri. Ottenuto per soffiatura, viene sovrapposto alla foglia metallica nei mosaici d'oro e d'argento e ad essa fatto aderire a caldo per proteggerla dall'ossidazione. II distacco della cartellina, fenomeno frequente nei mosaici, determina la perdita della foglia metallica e della colorazione della tessera musiva.

Crogiuolo
Contenitore o vaso fusorio nel quale la fritta mescolata a rottame di vetro e a componenti coloranti o decoloranti veniva portata a fusione per preparare il vetro. Erano preparati impastando generalmente silice e argilla refrattaria anche se potevano essere usati altri materiali refrattari disponibili localmente (ad esempio silicato di magnesio). Quelli attualmente impiegati hanno dimensioni e forme variabili
che possono contenere da pochi chili fino ad una tonnellata di vetro fuso. Prima dell'avvento dell'era industriale non potevano contenere più di alcune decine di chili di vetro.

Foglia d'oro

Sottile lamina d'oro ottenuta per battitura (con 20 grammi, circa un millimetro cubo, si preparano 6 metri quadrati di foglia),
Nelle tessere musive la purezza del metallo, lo spessore della foglia, oltre all'eventuale colorazione della cartellina e del supporto determinano la tonalità di colore. Le tessere a foglia d'oro sono costituite da uno strato vetroso (generalmente trasparente, talvolta rosso opaco o colorato) di supporto di spessore inferiore al centimetro, sul quale è fatta aderire a caldo la foglia metallica e la sottile cartellina vetrosa protettiva.


Forno fusorio
Era costituito dal banco, il piano sul quale appoggiavano diversi crogioli, che sovrastava il focolare, celletta dove si poneva la legna da ardere. L'aria per la combustione entrava per la stessa apertura attraverso la quale si caricava la legna e i fumi uscivano attraverso un foro centrale (occhio) nel banco che permette al calore della fiamma di raggiungere i crogioli, e un foro nella volta del forno. In un piano superiore al banco, detto ara, si mettevano a ricuocere i manufatti vitrei. Attraverso una o più aperture ad arco (bocche) chiuse con delle portelle in argilla refrattaria mobili, il vetraio esegue le diverse operazioni (infornaggio della miscela, prelievo del fuso, riscaldamento dei manufatti). Nei forni moderni a metano o olio combustibile, la fiamma gira attorno ai crogioli, le temperature sono più alte (circa 1400°C, contro i 1100 dei forni antichi) e non è più necessaria la fusione in due tempi mediante preparazione della fritta.

Fusione
Processo che avviene ad alta temperatura (circa 1000-1200°C nell'antichità, oltre l400°C nei forni moderni), di trasformazione in vetro della miscela vetrificabile o della fritta posta nei crogioli. Durante tale processo si ha la completa dissoluzione dei composti solidi (omogeneizzazione) e l'eliminazione dei gas presenti sotto forma di bolle (affinaggio). Date le limitate possibilità tecnologiche della vetraria antica, la fusione poteva durare anche parecchi giorni prima di ottenere un vetro lavorabile, cioè sufficientemente omogeneo e affinato.

Mosaico
Decorazione di una superficie eseguita accostando piccoli frammenti (tessere) di pasta vitrea, smalto, pietra, cotto, disposti secondo un disegno (sinopia) tracciato su una base di intonaco appositamente
preparato. I primi mosaici parietali che utilizzano paste vitree sono probabilmente riconducibili al I secolo d.C.

Mosaico minuto (micromosaico)
Mosaico composto di minuscole tessere (anche meno di un millimetro di lato) ottenute da sottili bacchette (vetro filato) di paste vitree policrome tagliate in modo regolare.

Pasta vitrea
Termine usato anche per indicare le tessere musive vitree prodotte con vetri tradizionali, praticamente privi di piombo (contenuto inferiore al 5% di PbO). In gergo vetrario invece definisce un manufatto prodotto a partire da polvere di vetro con l'aggiunta eventuale di un fondente e di ossidi coloranti, fatta rammollire all'interno di uno stampo preparato con la tecnica della cera persa.

Piastra musiva, pizza
Disco o lingua di verto di spessore di circa un centimetro ottenuta per pressatura del fuso colato sul bronzino o per trafilatura tra due rulli. Dopo il processo di ricottura dalla piastra mediante incisione con utensili diamantati e per successiva percussione con punte o lame di acciaio duro si ricavano le tessere musive.

Refrattario
Materiale in genere a base di argille mescolate a silice in grado di resistere al calore ed al contatto con il vetro fuso senza deformarsi o corrodersi sensibilmente. Con questi materiali si costruivano i forni fusori ed i crogioli.

Ricottura
Processo di lento raffreddamento a partire da circa 500°C in un apposito forno dell'oggetto in vetro appena modellato (ad esempio le piastre vitree). Il lento raffreddamento è indispensabile per impedire l'insorgere di tensioni dovute alla diversa velocità di raffreddamento (e quindi alla diversa contrazione di volume) tra superficie e massa dell'oggetto. Un tempo il forno di ricottura, posto nella parte alta del forno fusorio, sfruttava i fumi della combustione per il riscaldamento degli oggetti. Oggi il forno di ricottura (detto anche tempera) è separato da quello fusorio e può essere discontinuo (camera refrattaria riscaldata a 500°C che viene chiusa, terminata la produzione, e lasciata raffreddare spontaneamente) o continuo a tunnel.

Sabbia
La forma più comune della silice usata per la preparazione del vetro.
In genere non è silice pura, in quanto contiene anche altri minerali, in quantità variabili a seconda delle origini del giacimento. Per essere impiegata veniva in genere lavata ed essiccata e quindi setacciata
per eliminare la frazione a granulometria più grossa, difficilmente fusibile. Può essere preparata anche per macinazione di ciottoli quarziferi.

Silice (SiO2)
Minerale componente essenziale dei vetri nei quali forma il reticolo vetroso (vetrificante); da sola, costituisce dal 50 al 70% in peso dei vetri antichi. Nella miscela vetrificabile veniva introdotta o come
sabbia naturale, più impura, o come ciottoli (quarziti) macinati in polvere fine.

Smalto
Riferito alle tessere musive, definisce vetri colorati, particolarmente lucidi e brillanti e completamente opachi, preparati in genere per aggiunta al fuso incolore o colorato di materiale cristallino opaco (corpo) e colorato (anime). Gli smalti offrono una vastissima varietà di colori (diverse migliaia) a differenza delle poche decine delle paste vitree. Impropriamente il termine
smalto viene riferito talvolta anche alle tessere musive a foglia metallica. In gergo vetrario indica un vetro generalmente opaco (ma anche traslucido o trasparente), intensamente colorato e bassofondente (cioè che rammollisce a temperatura più bassa del materiale di supporto), destinato alla decorazione e rivestimento di oggetti metallici in oro, argento o rame, di vetri soffiati o di ceramiche.

Taglio
Operazione con la quale dalle piastre musive si ottengono le tessere, o dalle tessere se ne ottengono altre di dimensioni più piccole. Gli attrezzi usati fin dall'antichità sono il tagliolo e la martellina. La piastra musiva viene appoggiata sulla lama del tagliolo e vibrando un colpo secco con la martellina si ottiene una frattura netta, senza scheggiature. Per facilitare il taglio la superficie può essere preventivamente incisa mediante un attrezzo diamantato. Sarà la superficie di frattura (con l'esclusione ovviamente dei mosaici a foglia metallica) a essere esposta nell'opera musiva, in quanto più brillante e lucida. Oggi sono impiegate anche delle macchine automatiche o semiautomatiche (tagliatrici) per questa operazione.

Tessere
Piccoli pezzi di vetro o altro materiale duro usato per la realizzazione di mosaici. Le dimensioni generalmente variano da pochi millimetri a due centimetri di lato e lo spessore da cinque a dieci millimetri. Il termine deriva dal greco che significa: «a quattro lati». Sono ottenute da una piastra vitrea inizialmente incisa con un utensile diamantato (o comunque di materiale più duro del vetro in grado di scalfirne la superficie) e quindi posta su una lama di acciaio duro (tagliolo) e colpita con uno scalpello in acciaio duro (martellina) per provocarne la frammentazione (taglio). Con la stessa tecnica il mosaicista può ulteriormente frammentare le tessere a seconda delle necessità. L'origine delle tessere musive vitree è incerta; probabilmente esse risalgono al primo se secolo d.C. Si distinguono tessere in pasta vitrea, smalto e foglia metallica.

Vetro
Materiale inorganico che si ottiene per fusione di una miscela di opportuni minerali, la quale forma un fuso plastico molto viscoso che una volta raffreddato solidifica senza cristallizzare (solido amorfo). Il vetro può essere trasparente, traslucido, opalescente od opaco, incolore o colorato. Lo si può modellare a caldo con varie tecniche quali soffiatura libera o in stampo, pressatura, colatura.